Il caso Submithub: è una truffa oppure no?

Submithub

Per chi non lo sapesse, SubmitHub è un sito creato nel 2015 da Jason Grishkoff ed il suo scopo è uno ed uno soltanto: collegare nel miglior modo possibile i musicisti con, beh… chiunque abbia un progetto collegato alla musica quindi: playlisters, bloggers, radio… e così via.

Il meccanismo è semplice: un musicista si iscrive al sito e carica la sua musica, inserendo genere, descrizione ed artisti simili. Successivamente con l’utilizzo di crediti (che costano all’incirca 1 euro l’uno) potrà mandare la sua musica alle categorie scritte sopra così che possa essere giudicata e, se ritenuta degna, divulgata al pubblico tramite inclusione a diverse playlist su Spotify, recensioni su un blog, show radiofonici o anche social media.

Mandare la propria musica tramite questo servizio costa generalmente da 1 a 3 crediti a discrezione, che io sappia, del curatore. Se la canzone viene rifiutata, i crediti non vengono rimborsati (a meno che un curatore non abbia deciso di tenere attiva la rispettiva opzione, ma è un’eventualità molto rara) ed in ogni caso Submithub ottiene una percentuale.

Molte persone sono convinte che submithub è una truffa ai danni degli artisti ed oggi, dopo aver passato diverso tempo ad utilizzare la piattaforma in prima persona, scopriremo insieme se è veramente così oppure no, partendo dal sistema di crediti e feedback, per arrivare poi al cuore del servizio, ovvero il servizio di playlist, blog, radio, ecc…

Ci tengo oltretutto a ringraziare personalmente i gestori di Submithub che si sono resi disponibili a fornirmi alcune informazioni riguardo al loro servizio.

Prima di cominciare

Voglio ricordare a tutti che il nostro progetto è totalmente, al 100%, gratuito per chiunque e che quindi, CLICCANDO QUI potete scaricare tutta la nostra musica senza spendere un centesimo, CLICCANDO QUI potete scoprire come supportarci gratuitamente e se poi voleste darci una mano tramite una donazione volontaria, per aiutarci a sopravvivere ed a tenere attivo questo sito, allora potete farlo CLICCANDO QUI.

E adesso entriamo nel vivo dell’articolo.

Si chiedono sempre solo soldi

Submithub Money

Uno dei primi pensieri che si può avere una volta letta l’introduzione a submithub, è che come al solito si tratta del solito servizio che mira a “risucchiare” i soldi degli artisti. Come se ce ne fossero già pochi in giro no? Dopotutto un musicista deve spendere un sacco di soldi negli strumenti, nei programmi, nel mixaggio, nel mastering… ed infine per la promozione.

La buona notizia quindi è che no, non si chiedono sempre solo soldi ed in una mossa altamente intelligente, Jason ed i suoi collaboratori hanno strutturato un sistema di feedback reciproci in cui è possibile guadagnare crediti gratuitamente aiutando gli altri musicisti.

il funzionamento è semplice: ascolta la musica degli altri, lascia un feedback per aiutarli a migliorare. Dopo averne scritti 20 (o 10 nel caso in cui si riesca a diventare recensori verificati) si ottiene 1 credito.

E qui entra in gioco uno dei primi problemi della piattaforma, ovvero gli utenti.

Aiutare gli altri o aiutare se stessi?

Per quanto il gruppo che sta dietro a Submithub faccia tutto ciò che è in suo potere per rendere la piattaforma il più trasparente ed utile possibile, a volte non c’è davvero niente da fare per quel che riguarda l’utilizzo che le persone ne fanno, esattamente come con il fuoco che, a seconda dell’utilizzo, può scaldare o incendiare, portando o benessere o distruzione.

 Posso dire per esperienza personale che, per scrivere un buon numero di recensioni che possano essere effettivamente d’aiuto agli altri ed ottenere anche abbastanza crediti da strutturare una campagna degna di questo nome su submithub, richiede un impegno giornaliero che varia dalle 3 alle 4-5 ore per almeno qualche settimana (per singola campagna).

Il risultato ovviamente può valerne la pena: mi è capitato infatti di venire contattato in chat da persone che ringraziavano per l’attenzione messa nell’ascolto e nel feedback. Con alcune di queste persone siamo oltretutto rimasti in contatto su altre piattaforme social e, contemporaneamente, si ottengono i mezzi per aiutare anche se stessi.

Il problema è che per molte persone non è neanche lontanamente immaginabile impiegare così tanto tempo e, visto che l’interesse è più sui crediti che non sull’aiuto reciproco, il 99% dei feedback che arrivano sono banali, di poche parole, inutili e potenzialmente confusionarie, il tutto per farle velocemente dando però l’impressione di essercisi davvero impegnati.

Mi è capitato ad esempio di ricevere una recensione in cui si parlava di “introduzione troppo lunga delle canzone”, in un pezzo che come introduzione aveva un semplice effetto di rumore bianco di 2 secondi, a dimostrazione che il recensore non l’aveva neanche ascoltata, così che è possibile ricevere recensioni tipo “è ok, ma non mi è piaciuta da un punto di vista personale”, che non è minimamente d’aiuto a nessuno.

MIGLIORARE O VINCERE?

is submithub a scam evil winner

Un altro dei punti chiave di Submithub, strettamente collegato al sistema di recensioni, è la classifica dei più “votati”.

Ecco: questo è uno dei quei sistemi di cui, a parer mio, il sito dovrebbe fare veramente a meno.

Avere una classifica dei più votati infatti, fa si che chi mette la propria musica nel meccanismo dei feedback, lo faccia più nella speranza di entrare nella fantomatica pagina dei più votati che non per avere reali feedback atti al miglioramento della propria arte.

Il risultato quindi è che una grande fetta degli utenti reagiscono quasi rabbiosamente a qualsiasi votazione non gli permetta di scalare la classifica, andando poi o a sfogarsi in chat contro altri utenti, creando quindi un ambiente social che a volte, sfortunatamente, risulta tossico, o a prendersela direttamente col recensore reputando qualsiasi recensione non particolarmente alta come “non utile” ed immagino, nei casi peggiori e nel caso in cui il recensore abbia lasciato aperta la possibilità di essere contattato in chat, anche ad insulti personali,

Fortunatamente non è mai stato il mio caso, ma non mi sorprenderebbe sapere che  qualcuno arrivano.

L’eliminazione della classifica, a parer mio, dopo un periodo di transizione in cui tutte le persone più competitive si lamenterebbero pesantemente, la creazione di un’atmosfera molto più rilassata e focalizzata al miglioramento piuttosto che alla competizione tra musicisti.

Truffa o no?

Parliamo adesso di quello che più interessa alla maggior parte degli artisti: ovvero il sistema dei curatori.

Non esiste musicista infatti che non vorrebbe vedere la sua musica inserita in quella grande playlist da 150.000 followers, o recensita da quel sito che riceve 10.000 visite al mese.

Il problema è che nella maggior parte dei casi, con una percentuali di risposte positive sulla piattaforma che si aggira intorno al 20% (ed alcuni curatori che, a livello del tutto personale, ce l’hanno intorno al 3-5%) , la maggior parte delle campagne promozionali finisce con un’alta percentuale di rifiuti che, per aggiungere beffa al danno, sono giustificati in maniera del tutto “inaccettabile”.

Prima di andare avanti però, laciatemi specificare una cosa: esattamente come per il meccanismo delle recensioni non credo che ad avere alcuna colpa qui, sia il sistema strutturato dai creatori di SubmitHub quanto invece il fatto che buona parte dei curatori presenti sul sito siano interessati più al loro guadagno personale che non ad una vera collaborazione etica tra curatore ed artista.

Non tutti fortunatamente: alcuni curatori sono delle gemme ed agiscono con professionalità, ma sono giunto alla conclusione che molti altri siano presenti sulla piattaforma per scopi puramente egoistici.

Avendo io avuto esperienze per lo più con la parte dedicate alle playlist, fatemi parlare di quelle.

Il conflitto d'interesse dell'artista che è anche un curatore

Conflict of Interest

Il conflitto di interessi è la situazione in cui un interesse secondario di una persona tende a interferire con l’interesse primario dell’azienda, verso cui la prima ha precisi doveri e responsabilità.

Ora: come dichiarato dai creatori di Submithut, la piattaforma ha come scopo quello di mettere in contatto artisti e curatori nella maniera più trasparente possibile, facendo si che gli artisti possano avere un’equa chance di ricevere promozione per la loro arte, mentre i curatori possano essere remunerati per il tempo che impiegano nell’ascoltare centinaia di diverse canzoni ed organizzarle al meglio nelle loro playlist dedicate.

Sia creare musica che ascoltarla, organizzarla e divulgarla infatti, sono attività che indubbiamente richiedono tempo ed impegno, così non fosse lo farebbero tutti, no?

Cosa potrebbe succedere però quando una persona è sia un artista che un curatore?

Ci si ritrova con un pieno conflitto d’interesse per cui l’artista crea una playlist avendo come scopo principale la promozione della sua musica e la promozione della musica altrui, diviene un interesse secondario, utili solo ad uno scopo: finanziare, tramite i crediti ottenuti come curatore, la pubblicità a se stesso.

Quello che potrà stupire qualcuno, sarà scoprire come online esistono diversi corsi che, promettendo il successo musicale su Spotify, insegnano proprio questo.

Come avere successo sfruttando gli altri

Questo è il meccanismo insegnato:

Crea una playlist sul genere in cui componi e comincia a promuoverla sui social tramite il servizio di pubblicità a pagamento. 

La playlist deve essere strutturata in maniera molto specifica: con un’alternanza tra le canzoni più famose di quel genere e le canzoni personali dell’artista, così che la gente venga attratta dalle canzoni più famose che già conoscono, e mentre le ascoltano si ritrovino ogni tanto ad ascoltare anche le tue.

Viene consigliato un ratio di 3:1 (3 canzoni famose – 1 personale), ma è possibile trovare alcuni curatori che usano spesso anche quello di 5:1 o 10:1.

Considero gli ultimi i più “etici”.

A quel punto, non appena la playlist raggiunge il minimo necessario per essere registrata su SubmitHub (che mi pare sia di 1000 follower) applicarsi per essere abilitati come curatori, in questa maniera saranno gli altri a pagarti per tenere in considerazione la loro musica e tu, con tutti quei soldi, potrai alimentare un sistema promozionale infinito.

Fino a qui niente di così strano ovviamente, sembra un sistema totalmente legittimo. Il problema comincia a porsi quando ci ricordiamo che:

UNO – lo scopo principale del curatore è quello di promuovere se stesso e quindi a prescindere dal reale valore della musica che gli viene sottoposta non toglierà MAI le sue stessa canzoni dalle prime posizioni della playlist.

DUE – Per poter attrarre nuovi followers è necessario che ai primi posti di una playlist ci siano, fissi, i brani più famosi del genere e quindi, a prescindere dalla qualità della musica che gli viene sottoposta, quelle canzoni non si possono toccare.

Cominci a capire il problema?

Ci si riprova quindi con una marea di musicisti che pagano per la chance di essere inclusi in una playlist che, o non gli accetta perché a prescindere non è neanche lontanamente immaginabile sostituire la loro stessa musica con quella nuova o, in caso di “accettazione”, andranno ad affossare la nuova musica al 90esimo, 100esimo, 500esimo posto nella playlist, di fatto assicurandosi che gli ascolti arrivino sempre alla propria musica nelle prime posizioni e mai alla musica di chi ha pagato per la chance di entrare nella playlist, nascosta in 100esima posizione e, mentre il creatore che si autopubblicizza con i tuoi soldi cresce, con canzoni sempre ai primi posti della playlist che superano 100.000, 500.000 o più ascolti, la tua, con cui paghi la loro pubblicità, forse arriva a 20-30 se non meno.

Per non parlare poi del fatto che, visto che la musica del curatore non si tocca e la musica più famosa non si tocca, allora la tua musica è e sarà sempre quella “sacrificale” nel momento in cui un altro musicista manda una nuova canzone: non sarà mai la musica del curatore ad essere sostituita ma sarà la tua che, dopo 1-2 settimane, sarà tolta di mezzo.

ALcune informazioni direttamente dal team di Submithub

WOrking Team

Facciamo una breve pausa dal discorso per introdurre alcune informazioni interessanti che mi sono state fornite direttamente dal team che gestisce il servizio di Submithub e che, ne sono sicuro, in molti troveranno interessanti, a dimostrazione di come queste persone abbiano veramente a cuore la qualità del servizio.

Una delle cose che mi sono state fatte sapere, è che i criteri per poter divenire curatori all’interno della piattaforma sono più specifici di quanto molte persone possano effettivamente immaginare.

Non si tratta infatti solo di raggiungere la fatidica cifra di 1000 followers, ma anche un minimo di almeno 100 ascoltatori mensili. Da quel momento in poi la playlist viene costantemente monitorata e, nel caso in cui il numero di ascoltatori dovesse scendere sotto questa soglia, il team potrebbe decidere di mettersi  direttamente in contatto con il curatore per suggerirgli diversi metodi per ritornare sopra la soglia di ascolti richiesta.

Se questa soglia resta sotto i 100 per troppo tempo o scende al di sotto dei 20 ascoltatori mensili, generalmente il profilo del curatore viene disattivato.

A parte questo, mi è stato fatto sapere che il team è consapevole del problema relativo al conflitto d’interesse nella gestione delle playlist da parte di artisti e lo tengono talmente tanto d’occhi oche sono riusciti a darmi una stima abbastanza precisa secondo cui il numero di playlist che viene gestito in questa maniera si aggira tra il 15 ed il 20%.

Queste playlist e la loro gestione sono sempre di più oggetto di attenzioni più scrupolose proprio per trovare il modo di ridurre la problematica di cui sopra e ad oggi, in attesa di soluzioni migliori, per evitare di ritrovare canzoni che non ricevono neanche un ascolto, magari affossate alla 500esima posizione, hanno cominciato ad incoraggiare i curatori a non creare playlist con numero di canzoni superiori a 100.

Una soluzione sicuramente non definitiva, ma che dimostra impegno e volontà di rendere il servizio migliore e che fa ben sperare per ulteriori modifiche in futuro.

Detto questo, torniamo al discorso principale per parlare delle conseguenze di questi conflitti d’interesse.

Dissonanza cognitiva e sensazione di essere truffati

E’ a questo punto che la maggior parte degli artisti che si affidano al servizio di Submithub comincia a pensare che il sito stesso sia una truffa ma, lasciatemelo dire, non lo; prima di parlare del perché però, passiamo al problema delle giustificazioni ai rifiuti totalmente inventate e senza senso.

Ogni qual volta una canzone viene rifiutata infatti, il curatore ha la possibilità di descrivere il perché del rifiuto ed è qui che, come dicevo poco sopra, casca l’asino.

Essendo che per molti il punto è promuovere se stesso e che per farlo, come visto sopra, è necessario che A) la loro musica resti sempre nella playlist e B) la musica più famosa resti sempre nella playlist, spesso e volentieri l’unica vera motivazione per rifiutare una canzone è, spogliando il rifiuto di ogni ipocrisia: “non posso accettare la tua canzone perché se lo facessi dovrei toglierne una delle mie o una di quelle più conosciute“.

Ma questa non è una motivazione accettabile giusto? se si osasse scrivere una cosa del genere probabilmente curatore e playlist sarebbero cacciati seduta stante dalla piattaforma.

Ed allora arrivano motivazioni di questo tipo: “canzone spettacolare, stupenda, la migliore che sento da tanto tempo. Sfortunatamente ci sta questo minuscolo suono a minuto 01:19 che rovina tutta l’esperienza quindi non la posso condividere“.

Ho inventato di sana pianta questo messaggio, ma so bene che chiunque abbia mai utilizzato la piattaforma ci si immedesimerà immediatamente.

Si va poi su messaggi ben più “confusionari”, come ad esempio quando mandi una canzone a qualcuno che afferma di volere, che ne so… musica rock e ti risponde che la canzone è bella ma “un po troppo rock per i suoi gusti, lui la vorrebbe di un rock un po più leggero“, poi vai a vedere le canzoni già accettate nella sua playlist e sono tutte “rock” esattamente come la tua.

Diventa impossibile citare tutte i metodi che negli anni i curatori si sono inventati per rifiutare una canzone, il punto principale è che essendo spesso inventati, queste creano quella che si chiama “Dissonanza cognitiva” negli artisti che le leggono e che sono consapevoli dell’assurdità della giustificazione.

La dissonanza cognitiva è uno stato confusionale in cui la mente ha davanti due informazioni in contrasto tra loro contemporaneamente come ad esempio: “troppo rock per la mia playlist” e “la playlist è piena di musica identica alla mia“. Una delle due deve essere falsa, non possono essere vere entrambe e quindi ecco che si crea lo stato confusionale che, successivamente, diventa rabbia e frustrazione, con conseguenze sensazione di “ok, Submithub è una truffa“.

Personalmente, se c’è una cosa che apprezzo, è un curatore che mi risponde semplicemente: “a me non piace“, perché almeno so che i gusti sono personali e come a me non piace la canzone di qualcuno, a qualcuno può non piacere la mia. Ma senza prese in giro.

QUINDI: SUBMITHUB E' UNA TRUFFA O NO?

Submithub Judgement

La mia risposta è: NO. 

Submithub è un servizio ben pensato per poter aiutare sia gli artisti che i curatori che, ovviamente, non è perfetto come non lo è niente in questa esistenza.

Come per qualsiasi altra cosa, sono gli utenti che utilizzano il servizio che devono essere ritenuti perosnalmente responsabili del loro comportamento e, come ce ne sono di fantastici, ce ne sono sfortunatamente tanti altri di molto discutibili.

Qualcuno potrebbe affermare che la colpa è del servizio in se, che dovrebbe fare di più per limitare questo tipo di comportamento, ed io credo sinceramente che Jason e collaboratori facciano davvero del loro meglio per farlo, come dimostrano le ultime modifiche che obbligano i curatori ad ascoltare più che non solo pochi secondi di una canzone, o come in programma, di selezionare la parte della canzone che un musicista vuole venga ascoltata, proprio per evitare chi ascolta solo pochi secondi e poi boccia, senza neanche essere arrivata alla parte più bella e su cui l’artista contava maggiormente.

C’è sempre da valutare che, sfortunatamente, quando una persona impiega tutte le sue energie per trovare le falle di un sistema, le troverà sempre a prescindere dalle soluzioni che i creatori di quel sistema applicheranno.

Potrebbero ad esempio bandire tutte le playlist gestite da musicisti, ma a quel punto molti si creerebbero dei profili secondari su Spotify per la gestione delle playlist e addio, non sarebbe comunque cambiato niente.

Molti sono convinti che submithub è una truffa ma in realtà è un buon servizio gestito con passione ed infine deve stare ad ognuno di noi, tramite l’esperienza, capire quale curatore è affidabile, quale non lo è, e comportarsi di conseguenza andando a creare il proprio piccolo circuito di persone che reputa oneste attraverso un servizio che glielo permette.

Con questo pensiero ti saluto invitandoti a lasciare un tuo pensiero sulla questione nei commenti qui sotto e ad iscriverti alla nostra newsletter col modulo che trovi ad inizio articolo.

Un abbraccio,

Luca

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